La maschera delle parole


Di recente mi sono imbattutto nella citazione di un passaggio di Deshimaru che parla del Satori, che riporto:

leggere libri e apprendere nozioni non porta mutamento, non aiuta nella ricerca del satori. Quello che conta è la pratica […]

Personalmente sono propenso ad interpretarla più o meno così: quello che conta è la pratica, apprendere non serve.

Tuttavia, se attingo, ad altre conoscenze, quindi provo ad inserirla ad un contesto che reputo affine a quello originario mi rendo conto che il senso dovrebbe essere diverso.

C’è molta letteratura che dimostra come sia possibile, decontestualizzando una frase o un oggetto, fargli assumere significati nuovi, anche in antitesi con quelli originari, e c’è altrettanta letteratura che ci dice quali domande porci per non essere ingannati.

Tuttavia, mi sono accorto di una cosa semplice e molto utile:

  • Il primo significato che diamo ad una cosa è legato alle nostre paure o desideri
  • Siamo in grado di riconoscere la menzogna e correggerla se abbiamo interesse a farlo.

Se non lo facciamo è perché non ci interessa o non siamo pronti a farlo.

Forse la maschera delle parole inganna solo chi vuole essere ingannato…

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