Stanford Prison Experiment (thanks to Philpi Zimbardo)

Il giorno della memoria? No del peccato originale.


A integrazione dei compiti a Lei (Reinhard Heydrich, ndr) già assegnati con decreto del 24 gennaio 1939 di portare la questione ebraica ad una opportuna soluzione in forma di emigrazione o evacuazione il più possibile adeguata alle circostanze attuali, con la presente La incarico di curare tutti i preparativi necessari sotto il profilo organizzativo, pratico e materiale per una soluzione totale [Gesamtlösung] della questione ebraica nei territori sotto l’influenza tedesca. Nella misura in cui vengano toccate le competenze di altre autorità centrali, queste devono essere cointeressate. La incarico inoltre di presentarmi quanto prima un progetto complessivo dei provvedimenti preliminari organizzativi, pratici e materiali per l’attuazione dell’auspicata soluzione finale [Endlösung ] della questione ebraica

31 luglio 1941, Hermann Göring

Prendo spunto da questa inquietante lettera per convidividere alcune riflessioni, che, spero, vi inducano a spostare lo sguardo e a “vedere” una realtà diversa, più poliedrica, che spesso non è così ovvia come ce la raccontiamo.

Fissiamo alcuni punti:

  1. la soluzione finale, auspicata da Göring contro gli ebrei non è nuova (cioè l’emigrazione forzata), altri prima dei tedeschi l’hanno realizzata, per esempio in Spagna;
  2. gli ebrei hanno fatto poco per farsi amare dagli altri popoli, credo si possa evincere da diversi annedoti;
  3. dall’opzione emigrazione forzata a sterminio rientrano diverse motivazioni, alcune folli altre brutalmente pratiche;
  4. in Germania, c’era un diffuso sentimento ostile verso gli ebrei da circa un secolo;
  5. ci sono mille altre cose, ma per il mio pensiero può bastare.

I gerarchi che presero questa decisione erano tra l’arido e il pazzo e altre caratteristiche che oggi li renderebbero elegibili di ammissione ad istituto di salute mentale.

Comunque il resto delle persone, schiacciate dalla crisi economica e umiliate, erano furenti contro gli Ebrei da circa un secolo, e magari non disprezzerebbero un allontanamento di questa popolo che non si sente tedesco o che i tedeschi non sentono tedesco.

Ma, insomma, il resto delle persone, sono persone normali, più o meno come noi, persone che fanno la fila per prendere il pane, che se la sbrigano tra le noie della burocrazia ecc.

Eppure queste persone normali (comprese madri di famiglia) diventarono gli esecutori materiali dell’olocausto.

Stanford Prison Experiment (thanks to Philpi Zimbardo)
Stanford Prison Experiment (thanks to Philpi Zimbardo)

Successivamente abbiamo visto ripetersi altri Olocausti con le stesse dinamiche.

Gli piscologi sociali hanno poi fatto alcuni test, tra cui ricordiamo quello di Stanford; in breve riassumo dicnedo che dimostra come basti dare il ruolo di guardia per trasformare una persona normale in un sadico picchiatore.

Da tutte queste considerazioni appare che le persone comuni, come voi, come noi, se messe in un contesto organizzato tendono a seguire le regole di questo contesto.

L’asservimento alle regole è proporzionale al potere che il contesto ha sulle persone, in altre parole al numero e pervasità delle regole stesse.

La faccio semplice prendete il vostro dolcissimo figlio, mettetelo in una burocrazia malata e violenta, dategli il ruolo di aguzzino, e il vostro dolicissimo figlio diverrà uno spietato carnefice.

Questo meccanismo ha presa su chiunque di noi, non è un’opinione, ma un fatto.

Ma abbiamo difese? Sì. Farci domande, rifiutare le scelte obbligate, non smettere mai di pensare da soli.

Ogni volta che accettiamo una regola iniqua, anche solo il fatto di pagare una tassa per un servizio che non si usa, accettare che sia normale che lo stato non si fidi di noi (e quindi occorre continuare a dimostrare mille cose), è collaborare con il mostro burocratico, che nega la vita per promuovere al perpetuazione di regole, regolamenti e cavilli che non servono a nessuno.

Smettere di pensare è il peccato originale.

Mangiare la mela? No è sbagliato.

Ma chiedere fino alla nausea perché quel frutto no?

Forse questa è la sfida per ricevere il premio della vita.

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8 pensieri su “Il giorno della memoria? No del peccato originale.”

  1. Condivido il concetto di fondo: la passiva accettazione di un ordine costituito è stata complice di molte mostruosità della storia. Ma questo è tanto più colpevole quanto più l’ordine costituito ci fa comodo.
    Forse ho frainteso il tuo post, Do, e in tal caso non prenderla come una polemica nei tuoi confronti. Ma ne approfitto ugualmente per esprimere il mio pensiero sull’argomento, viste le tante semplificazioni che spesso si fanno o si sentono, soprattutto dalla voce dei politicanti.

    La faccio semplice anche io: comprandoci un iPhone (ma potrebbe trattarsi di qualsiasi altro prodotto tecnologico, o comunque di largo consumo) ci regaliamo un bene di lusso, una coccola costosa, e godiamo nel possedere il meglio che la tecnologia possa offrire (non prendetelo come un giudizio personale: sto solo appoggiandomi ad un luogo comune, anche perché io l’iPhone lo odio). Così facendo, però, accettiamo (e sosteniamo!) implicitamente il sistema di schiavitù che lo ha costruito, ma la gratificazione materiale è spesso più forte del senso di giustizia (parlo anche per me).
    Badate bene, qui non mi interessa addossare responsabilità a Apple, o agli appaltatori, o a questo o a quello. Semplicemente mi interessa dire che un conto è fare una libera scelta di comodo, un conto è rispettare – non accettare! solo rispettare! – un legge, anche iniqua, o pagare una tassa, per quanto ingiusta.
    Se con questo post si vuol denunciare – potrei sbagliarmi, ma mi sembra evidente il riferimento nel finale del post, del resto è appena passato il 31 gennaio – che il canone RAI costituisce una tassa ingiusta, posso anche essere d’accordo. Ma dire che pagarlo è collaborazionismo o complicità con il “mostro burocratico”, questo non lo posso accettare: pagare è prima di tutto nel rispetto delle regole comuni, non necessariamente asservimento al potere. Se pago il canone o mi faccio fare lo scontrino dal barista, non significa che io approvi i contenuti della tv di stato o che ritenga giusto l’incremento dell’iva come strumento di risanamento dei conti pubblici! Ma nemmeno posso legittimamente contestare una regola, se io per primo non la rispetto.
    Se cerco scorciatoie dall’impiegato mio amico, non posso poi schifarmi dei corrotti quando ne sento parlare al telegiornale. Allo stesso modo, se pago in nero l’imbianchino, non posso poi urlare ladro al miliardario evasore. Anche perché il primo risultato del mio comportamento, per quanto io voglia farlo apparire come forma di protesta, è danneggiare i miei concittadini, cui prima o poi verrà chiesto di pagare anche per me. E non dimentichiamo che 100.000 che non chiedono lo scontrino per un caffè evadono quanto uno solo che non fattura un lavoro edile!
    Anche Gesù, a chi gli chiedeva se fosse lecito pagare le tasse ai romani, rispose di “dare a Cesare quel che è di Cesare”. Eppure da quegli stessi romani si è fatto crocifiggere. Ma essendo sempre stato un “giusto” riuscì a mettere in crisi il potente Pilato, e con lui il loro stesso sistema di giustizia.

    Ripeto, se ho frainteso il tuo post, Do, me ne scuso. E rimango in ogni caso d’accordo con il concetto di base che credo tu volessi esprimere fin dall’inizio: con i nostri comportamenti quotidiani, rischiamo molto spesso di essere complici (più o meno ignari) di molte delle ingiustizie perpetrate dai sistemi di potere. E’ importante esserne consapevoli! Ma io penso che possiamo essere testimoni più credibili ed efficaci se solo siamo disposti a sacrificarci all’integrità, per cambiare dall’interno quello stesso sistema di potere che ci affligge. Fermo restando che il mio ragionamento vale finché il contesto resta sommariamente “democratico”, non certo di fronte a una dittatura becera e violenta come fu il nazismo!

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    1. Ciao Claudio,
      non pensavo al canone Rai, neppure stavo pensando di istigare all’evazione fiscale.

      Tuttavia hai preso un esempio che calza per rappresentare cosa vuol dire smettere di pensare.

      La tassa sul possesso (neppure proprietà solo possesso, per cui basta che te la prestino) è iniqua per la violazione etica che lo cottrandistingue.

      Chiamano canone quella che è (da qualche anno) una tassa, una tassa sulla proprietà.

      Nel nostro ordinamento ci sono due contribuzioni tasse (ti pago in cambio di un servizio), imposte pago proporzionalmente (più o meno) al mia ricchezza per ottenere in cambio un benessere della comunità quindi per estensione anche mio.

      Nel parlare comune si citano altre tasse sulla proprietà (tipo quella automobilisitca), ma è una forma imprecisa di espressione.

      La tassa viene pagata perché è istituito un pubblico registro che ha dei costi, che è anche obbligatorio per tutta una serie di motivazioni legali, ma che a tutti gli effetti è un servizio, di cui noi beneficiamo.

      La tassa sul possesso di un apparecchio adatto o adattabile alla ricezione e proiezioni delle trasmissioni audiotelevisive è paragonabile alla tassa sull’aria.

      Se è una tassa deve esserci un servizio e devo poter decidere di non utilizzarlo.

      Se è una imposta (come l’hanno girata senza il coraggio di dargli il nome corretto) deve rispecchiare una contribuzione proporzionale all’espressione di ricchezza (la quantità di acquisti, la quantità di beni patrimoniali ecc).

      http://it.wikipedia.org/wiki/Canone_televisivo_in_Italia

      Se conosci il lambda calcolo, saprai che la definizione formale è essenziale per la correttezza di un processo (nel nostro caso giustizia o equità).

      Invece i nostri burocrati al potere ci raggirano ogni giorno.

      Il punto non è non pagare, quanto pretendere che le cose abbiano un nome corretto, che se lo chiamano servizio pubblico che lo sia, in una dinamica verificabile, che se il televisore è definito un bene patrimoniale lo si dimostri.

      Perché se giochiamo con queste cose, allora mi vien da dire che nel diritto romano si definisce proprietà anche l’aria sopra la nostra testa, quindi la trasmissione radio, invade la mia proprietà inquinandola, dovrei essere risarcito o essere pagato per una servitù di passaggio ecc.

      I giuristi ti diranno che questa visione è stata rimaneggiata dalla giurisprudenza, ecc, e io mi chiedo perché cavolo non cambiare la definizione invece di lasciarla in vigore ma delegando ad una cricca di soggetti (leggi loggia) l’esatta interpretazione? Manco i vangeli apocrifi….

      Pensare, rifiutare il “si è sempre fatto così”, farsi domande, iniziare a muoversi, ognuno a suo modo, per una equità e giustizia, tanto formale quanto sostanziale.

      Assecondare un potere corrotto, cancerogeno che considera i suoi membri dei criminali è rendersi complici della fine di un popolo.

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      1. Tu sai argomentare molto bene, non c’è dubbio, Do! E io non sono in grado di controbattere, non ho alcuna preparazione. Soprattutto ignoro cosa sia il lambda calcolo 🙂
        Il buon senso però mi dice che la maggioranza delle persone non si sogna neanche di cercare la ragione profonda delle cose come fai tu. Prende la parte che gli fa comodo, e nel caso specifico che pagare questa o quella tassa, rispettare questa o quella regola non è giusto, quindi se non lo fa (e gli fa comodo) non c’è niente di male… Non sto a elencare i politici che a fasi alterne hanno invocato ora lo sciopero fiscale, ora il diritto di sparare ai ladri, ora la legalizzazione della prostituzione, solo per intercettare gli umori popolari del momento e guadagnarsi una manciata di voti in più.
        Del resto, non si può neppure semplificare troppo, quindi ben venga un’analisi come la tua! 😀

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        1. Ahaha beh la prendo come un complimento 🙂
          Sì il post cmq è un invito a fare scelte profonde e non di comodo.

          Le tasse e le impoate si pagano e si dovrebbe avere accesso al computo degli impieghi.
          E si divrebbe anche poter dire quella spesa è inutile togliamola. Per esempio dai dati storici si evince una chiara risuzione delle spese sanitarie collegate all’inflienza stagionale? Questa riduzione giustifica la spesa di acquisto fatta con i soldi pubblici, cioè le nostre tasse?
          Tanto per fare un altro esempio.

          Oppure è veramente equo imporre il crocefisso? È corretto mantenere questa decisione a livello centrale oppure è meglio sancire un principio di libertà e di riapetto delle tradizione e lasciare alle singole classi la scelta?

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    1. Sì fa strano che lo attivi il presidente delle commissione di vigilanza RAI.

      Trovo ridicolo che si propongano cose che sarebbero dovute già essere per scontate.

      Trovo vergognoso la mancanza di una chiara ammissione di colpa, per le cose che si vogliono fare oggi ma che sarebbero già dovute essere attive.

      Onestamente mi sembra un’ennesima presa in giro.

      Sarà che in questo periodo sono disilluso ma non mi convince molto…

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