L’adulto è competente (rivisto)


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Sommario

Siamo esseri sociali programmati per collaborale a livello emotivo, più in profondità di quanto siamo consapevoli.

Spesso anche quando sembra che l’altro ci ostacoli in realtà sta cercando di collaborare con noi, ma almeno uno di noi due ha frainteso… quasi sempre entrambi.


Cosa vuol dire collaborare

A volte capita. Ti ritrovi in una assurda situazione di conflitto, in cui non sai bene come ci sei cascato.

Ti trovi a doverti relazionare con una persona che si comporta con te in modo a dir poco discutibile; diresti appositamente per infastidirti.

Taz, il Diavolo Tasmania
Taz il Diavolo Tasmanina

Hai presente? Quando vuoi ottenere un obiettivo specifico e l’altro sembra giocare un contro di te? Come se foste avversari, anche se in teoria state dalla stessa parte?

Per il mio piacere molto personale chiamerò questo furfante: Taz.

In alcune occasioni, magari perché tu e Taz siete amici, o se c’è un terzo che potrebbe mediare tra te e Taz, in alcune occasioni, dicevo, si potresti poi scopirere che Taz non ha veramente intenzione opporsi a te.

Per esempio, Taz potrebbe continuare ad imbattersi in equivoci e malintesi, come in una grottesca commedia degli errori; ma per te questo sarà più simile ad un attaco: Taz ti prende in giro espressamente per farti del male, e dove fa più male!

Come è possibile? Cioè stiamo dicendo che lui non ha una precisa volontà di ferirti, ma colpisce in modo così accurato! C’ha un deretano che manco Bonaventura!

È possibile, ma poco probabile, per raccontartelo devo parlare al te di un’altra epoca …

Lettori, prestatemi orecchio!


Un comportamento tipico dei bambini, che potrebbe/dovrebbe rimanere in anche età adulta è la collaborazione.

Quindi vorrei parlare al tuo bambino interiore, o, per lo meno, al bambino che sei stato.

La collaborazione è un potente atteggiamento mentale perché porta facilmente ad abdicare a se stessi.

Se una persona è determinata a sostenerti, in una certa situazione può correre il rischio di dimenticare i suoi limiti e il suo benessere; cioè, si dimentica di dire “no”.

Ok, lo so che sembra essere un paradosso, ma dobbiamo capire che il nostro sistema limbico lavora per farci diventare un gruppo, o, in altre parole, lavora per trasformarci in persone collaborative.

E, attenzione, quando l’autostima1 diminuisce, aumentano i comportamenti collaborativi insani.

L’autostima può essere un freno che ci preserva (da noi stessi), se il freno non funziona correttamente possiamo perderci.

E questo non è tutto!

Torniamo a Taz.

Vuole aiutarci .. no ok, lui non sa di voler aiutare noi .. ma il suo sistema limbico sì.

Ad od ogni modo, nello sforzo di aiutarci Taz cerca di comprendere le nostre richieste, anche quelle emotive e di cui siamo meno consapevoli .

Quindi, il nostro prode Taz, Taz il nostro marrano, cerca il modo migliore per interpretare la nostra volontà.

E ora … Colpo di scena!

Taz usa il suo sistema limbico per comprenderci, il sistema limbico è emotivo ed un sistema che lavoro più in profondità della nostra mente logica.

Così, quando aumenta il comportamento collaborativo, aumenta anche l’utilizzo del sistema limbico che, ovviamente, meglio comprendere un altro sistema limbico.

Quindi Taz non capisce la nostra volontà, ma il nostro bisogno o qualcosa di simile.

In pratica, si dice: “Voglio una mela”, mentre è necessario una banana, ma Taz capisce che abbiamo bisogno di una pera (come una mela oblunga …)

Uff! Che dici? facciamo una macedonia di frutta?


Ok, ok, andiamo avanti.

Per noi non ottenere la mela si esprime in frustrazione e delusione, ovviamente.

Taz, d’altro canto, cerca di darci una mela, ma come lui immagina sia la mela, che è più simile a una pera … Non funzionerà mai bene.

Ok, pera e mela sono abbastanza simili … ma cosa succede se Taz davvero capisce che abbiamo bisogno di una banana?

Manteniamo la calma. Che cosa potrebbe accadere? Solo un po’ di fastidio, ma non paragonabile alla grande opportunità di ottenere esattamente quello che ci serve!!!

Solo un po’ fastidio…

Taz sta comprendendo un po’ di noi … una piccola parte di noi che noi non conosciamo…

… ops …

Apriti cielo!!! Invochiamo fulmini dal cielo lanciando strali di fuoco! Alastor! Vieni a me e annientae i miei ignobili nemici!!”

Come osa invadere il nostro interiore e pensare di capire qualcosa di noi?

Se ho detto: “Voglio una mela”, Voglio una mela! Una mela gialla e lungo!

appunt … Ok è chiaro suppongo.

Durante la nostra prestazione incredibile, Taz “dimentica” di inviarci a quel paese al momento opporutno, perché collabora ancora con noi2.

Naturalmente, mela e banana sono un esempio. Nella vita reale le cose non sono così ovviamente diverse; nella realtà potrebbero chiamarsi efficacia ed efficienza o produttività e innovazione.

Esistono due tipi di collaborazione: una omologante (gli altri là imita) e un’altra deviante (l’altro ci contrasta in maniera indiretta).
Per noi, il secondo sembrerà un tentativo deliberato di infastidirci (come se le persone non avessero niente di meglio da fare).

Questo meccanismo è estremamente chiaro nei bambini3, negli adulti è più mascherato, ma penso che persista in molte situazioni, anche se, ovviamente, non in maniera così ovvia.

La mia speranza è che questo particolare “luce” possa essere di aiuto per risolvere alcuni conflitti.

Ricordate, cioè, che può essere difficile trovare il modo giusto per lavorare con noi e le nostre richieste contraddittorie, e che più una persona vuole collaborare con noi più può andare oltre le nostre parole.

Se lo ricordiamo potremmo iniziare a fare qualcosa di concreto per cambiare le cose:

Fai pace con te stesso, scusati, e chiedi qualcosa di più semplice, chiaro e veramente voluto!

Concludendo:

  1. l’altro spesso vuole collaborare;
  2. a volte non sa come fare;
  3. potremmo essere noi a rendergli difficile il compito;
  4. fare e pretendere richieste chiare e veramente volute;
  5. è normale inciampare, non facciamola lunga.

Note

  1. Il titolo è un omaggio all’ottimo “Il bambino è competente” di Jasper Juul. In questo libro emergono con nitidezza i concetti di Autostima, il bambino omologante e deviante, e come i bambini collaborino.
  2. Con Autostima si intende la capacità di apprezzare se stessi, a prescindere da quanto si sappia fare, si conosca, si possieda, a prescindere da qualunque cosa sia acquisibile successivamente. Le persone che hanno una forte autostima si muovono in maniera molto diversa da chi ne ha una bassa, e non si può accrescere durante la vita: si sviluppa entro gli otto anni e successivamente al massimo la si può sostenere con altre iniziative ma non coltivare. Poiché il grado di autostima è un dato pressoché immutabile diventa importantissimo avere consapevolezza della propria e altrui autostima per imparare a relazionarsi in maniera proficua.
  3. Anche l’altra parte ha naturalmente delle lamentele sul nostro comportamento. Se noi fossimo i collaboranti e non i richiedenti, la cosa migliore che potremmo fare è dire “no, così mi fai male”.
  4. Solitamente i primogeniti assumono un umore tipico dei genitori, soprattutto se questi sono in difficoltà, li stanno aiutando. I secondogeniti è più facile che diventino capricciosi e insofferenti, anche loro stanno collaborando ma al contrario urlando a gran voce la parte dei genitori che rimane silente.

Credo che questi concetti siano indispensabili per una crescita personale, ma penso che non potrei fare meglio del “libro e lì rimando gli interessati.

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1 commento su “L’adulto è competente (rivisto)”

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