Ciance asincrone


Dunque… oggi ho letto un post, che parla di vocali di 10 minuti e dell’essere o sentirsi inopportuni, e l’ho anche commentato…

E il commento (che ora non ritrovo… uff), però, secondo me ci stava anche bene come articolo, e niente… eccolo qui.

Partiamo dal contesto Gina (nome di fantasia) ha l’abitudine di mandare vocali molto lunghi e un po’ arrembati, insomma senza organizzare prima il pensiero; ad un certo punto, i suoi amici le danno un riscontro che la fa sentire inopportuna e dispersiva, quasi invadente.

C’è poi chi dice che i vocali sono un modo fastidioso per non ammettere diritto di replica, chi dice che in fondo è normale usare vocali brevi, eccetera; insomma un sacco di opinioni.

Che sono interessanti, ma, proviamo a fare una riflessione.

I messaggi (di testo o vocali) sono un tipo di comunicazione asincrona: questo è il punto fondamentale.

Voglio dire che in una conversazione, ci sono due parti attive, l’altro può intervenire nel tuo discorso, può fermarti, chiedere di arrivare al sodo, di spiegare meglio, apportare il suo contributo eccetera.

Inoltre ci sono un certo numero di persone, che stereotipizzo con il nome “femmine“, che spesso amano cianciare.

La ciancia, lungi dall’essere un termine dispregiativo, è un tipo di conversazione in cui il contenuto non è importante, ma è importante la comunicazione paraverbale (toni, modi, ecc.) e non verbale (espressioni, postura, ecc.); insomma è il cosiddetto parlare di niente.

Ma allora che roba è questa ciancia? Beh è un rituale sociale, di impronta affettiva, che serve a stabilire o rinsaldare un rapporto (o contatto).

E come tale è una attività importante nella socialità.

Tuttavia succede che certi tipi di persone, che stereotipizzo come “maschi”, non siano molto avvezzi a questo genere di rituali: è una questione di forma mentis (e non strettamente legato al genere sessuale), ad alcuni non interessa.

Tuttavia, solitamente, se si trovano ad essere ingaggiati in una ciancia ascoltano in silenzio; sembra strano ma anche questa è una modalità che accetta l’altro e alla fine stabilisce il contatto.

Leggendo il post di Gina, mi pare che lei usasse i vocali come un modo per cianciare e questo crea un problema.

Usando una comunicazione asincrona, l’altro non è coinvolto, non è ingaggiato e lo strumento determina una aspettativa, per una volta lecita, che è in contrasto con l’utilizzo che ne fa Gina.

Sì perché i messaggi servono per dire cose brevi e semplici, se uno deve fare un discorso è meglio scrivere una mail o fare una telefonata o vedersi al bar.

Inoltre, per definizione, abbiamo una soglia di attenzione piuttosto bassa in generale e ancor di più nei confronti dei messaggi.

Quando leggiamo/ascoltiamo un messaggio, siamo nell’ordine di idee di fare una cosa veloce, spesso già 30 secondi sono troppi.

Detto questo, non sono sicuro che la mia riflessione si applichi perfettamente al caso di Gina, ma la riflessione sulla ciancia mi era piaciuta un bel po’ e niente… te l’ho raccontata.

2 pensieri riguardo “Ciance asincrone”

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