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Quando l’emozione trova un ritmo e una forma di parole ecco che nasce una poesia

Stella di ringhiera


Corro, fuori dalla domestica galera,
corro e mi disseto con i sorrisi
della bianca stella di ringhiera,
profumi tronfi e bonari incisi
nel ricordo: salvacondotto alla melanconia
del dopo. Corro in contro al meriggio
del bosco campestre cercando sintonia
tra l’arranco fiacco e’l capriccio
dell’anima che nuovamente vuole
volare sopra volti, tetti e aiuole.


P.S.
La stella di ringhiera, è il gelsomino delle azzorre.

Ascesa al monte di bo


Cullato dai monti di fiamma
ripercorro l’avventura appena trascorsa:

Oggi è stata affilata.
Sole, silenzio e neve,
ferma nella forma del vento,
ci guardava perder dietro
ai passi pelle vecchia, pesi e patemi.

Fatica a salire, aggrappati in discesa
abbiamo sorriso alla vertigine
che ammiccava di fianco.

Pensieri brumosi


​Sul far della pioggia incipiente,
ti penso di stessa umidità rapita
che appesa al crine sfuggente
ti scantona un soffoco che palpita

tra’l dente e le labbra tese
e di sghembo balla in quattro quarti.
E le piogge per nulla arrese
rullano a fole ciotoli e sguardi

ignari del tempo appeso tra’l fremito
e’l panico. D’improvviso stentorea
comandi un nome, una premura anteriore,

una preghiera che sollievi il gemito
che reclama, come frusta iperborea,
la bocca, tra i petali del tuo ardore.


Era poco più di una bozza, annotata qualche anno fa…

Forse ho fatto bene a conservarla…

Rinascerei uno e più d’uno


Se restassi.

Ancora un’ora,
forse un giorno
e poi ancora.

Se bevessi.

Le parole non dette in fondo agli occhi,
i sapori iperbolici della tua anima.

Se crescessi.

Da solo,
per te, con te,
senza diversità

Se ancora restassi

Ancora un’ora,
forse un giorno
e poi ancora.

E ancora non mi bastassi,
forse mi dissolverei.

Un raggio di sole
che ti bacia soffuso.

I dirupi dell’anima


Guida alla lettura

Cosa fai se perdi l’amore, ma non perdi il tuo amore?

Annego in silenzi monchi,
i miei;
lacune nelle parole
quando terminano senza avviso.Sul cuore,
terra arida e frantumata,
avvizziscono le piante buone.

Per dispetto e calunnia
sboccia il fior di dolore
a mucchi e cespugli.

Mi tentano i colori accessi
e le nette fragranze
intinte nell’ira.

Alzo gli occhi,
passo oltre
e scelgo di credere.

Provo ancora a colmare i silenzi,
i miei.

P.S.
È un componimento di qualche anno fa… l’ho ritrovato e ve lo ripropongo

Sette sguardi (in totale otto)


Al desco quattro sguardi
discosti l’un l’altro seguivano
ricorrenti pensieri ordinari e disordinati
avvolti nella ferrea scia del pasto consumato.

Al fuoco l’olla attendeva cura
paziente serva fedele
di genie affamata nel borgo
accoccolato rimirante la Torre d’Annunzio.

Alla beffa, quattro congiuri
l’un per l’altro alfieri occasionali
di terrore e fuga divamparono
dal crogiuolo ai lignei Lari.

All’abbraccio solingo la madre sfogava
di se stessa rabbia e conforto
al Cittadino Primo che patrigno non faccia
e all’ingiuria d’aver prole senza giacca.

Guida alla lettura

Scritto in collaborazione con Dimitilla, racconta un fatto realmente accaduto.

Prima di correre sotto provate ad indovinarlo… vi aiuto dicendo che questo episodio , l’intervista che ne è seguita e le sue varie reinterpretazione è diventata virale…

Ok il video è presente su youtube e lo trovate qui, mi raccomando arrivate fino in fondo.