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Pensieri brumosi


​Sul far della pioggia incipiente,
ti penso di stessa umidità rapita
che appesa al crine sfuggente
ti scantona un soffoco che palpita

tra’l dente e le labbra tese
e di sghembo balla in quattro quarti.
E le piogge per nulla arrese
rullano a fole ciotoli e sguardi

ignari del tempo appeso tra’l fremito
e’l panico. D’improvviso stentorea
comandi un nome, una premura anteriore,

una preghiera che sollievi il gemito
che reclama, come frusta iperborea,
la bocca, tra i petali del tuo ardore.


Era poco più di una bozza, annotata qualche anno fa…

Forse ho fatto bene a conservarla…

Pizza tag


Pizzatag
PizzaTag

Questo è un tag “da prendere alla leggera”, ma saporito: vi invito a raccontare che pizza ordinate solitamente e come le mangiate, cercando da ciò riflessi del vostro carattere.

Così scrive Bloody Ivy di Niente Panico presentando il nuovo tag di sua invenzione.

Io sono stato nominato da Cristina dell’Amore.

Io solitamente mangio una Raccomandata, pizza locale che deriva il nome dalla location della pizzeria: un ex ufficio postale.

La pizza è una margerita più:
– salsiccia
– gorgonzola
– procini
– cime di rapa e algio (ogni tanto li faccio aggiungere).

Non credo vi debba spiegare molto di più sul mio carattere…

Nomination:

tutti quelli che hanno voglia di raccontarsi 😉

Il costo di Gioia


Uomini, cui felicità non convien sempre
andate, tra le calli e gli scuri ,
domandando, nelle sere di novembre,
il costo di gioia che piove e urla dai muri.

— ispirara da Faber

Uomini, cui pietà non convien sempre
mal accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine

Il riposo dell’eros


Lei in tralice sfocata
Lei in tralice sfocata – chi la riconosce?
Lei in tralice cubista
Lei in tralice cubista
Lei in tralice impressionista
Lei in tralice impressionista
Lei in tralice!
Lei in tralice!

Ecco a voi Belinda quand’era desenuda

Dal basso dell’occhio in tralice mi ammicca
tra le fronde corvine
pulsa quasi viva, una piccola stella.
Seguo il gioco del suo profilo,
mi trattengo sulla rossa falce del labbro,
scendo lungo la curva del mento che
si scioglie nel braccio…
La pelle in penombra sfuma
sulla veste
come le anse
di un fiume placido alla luna
morbido e denso, accogliente e determinato,
e si divide accondiscendente
nella vetta della gamba ripiegata al cielo
che brilla nella guglia del tacco d’argento…