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Aritcoli più belli

Che te ne fai di un modello?


Traccia del mio intervento a Innovation & Viability.

A belli modelli!!!!!!!

Belli i modelli!

Sono spettacolari! Li guardate, li studiate e vi si illuminano 254 lampadine e a volte se siete fortunati zompa fuori anche un genio.

Sono belli, rassicuranti, ci raccontano un mondo perfetto, che funziona, anche se sono modelli che gestiscono ecatombi varie tipo gli tsunami, disastri nucleari, elezioni anticipate, la burocrazia italiana.

Di solito un modello è fatto da una serie di processi, una serie di regole, un po’ di consigli, il tutto applicato ad un insieme di risorse.

Prendiamo quello di cui si parlerà oggi (Viable System Model).

Ci stanno 10 canali, 6 funzioni, una approfondita trattazione con tanto di consigli pratici e pure una enciclopedia clinica per diagnosticare eventuali patologie del sistema.

Cosa volete di più dalla vita?

Io di solito a questa domanda rispondo un Tucano, di 2 metri con una birra sul becco; questione di gusti suppongo.

Le risorse

I modelli si applicano alle risorse.

Le risorse sono attrezzature, materie prime, immobili, processi, gli ambienti (sì sono più di uno!) e le persone.

Le persone sono quegli affari che si muovono nell’ambiente che ospita l’azienda e tendenzialmente usano tutte le altre.

L’ho fatta semplice, non è il caso complicare in un rivolo di dettagli.

Quando si cerca di applicare un modello, questo vi dice che vi servono determinate caratteristiche, caratteristiche che devono esse contribuite dalle risorse.

Ora se ammodernare un macchinario è una questione di soldi, riscrivere un processo o trovare certe caratteristiche nelle persone, è un problema più difficile da affrontare.

Modelli, algoritmi e ricette

Io da giovane facevo il programmatore, come tanti.

Quando mi hanno spiegato cos’è un algoritmo mi hanno detto: “hai presente una ricetta di cucina?”

La ricetta è veramente un algoritmo, un algoritmo in effetti evoluto, perché prevede l’utilizzo di strumenti senzienti o intuitivi: avete presente il q.b.?

Comunque a noi interessa mantenere la metafora. Già perché i modelli sono una evoluzione degli algoritmi, o la possiamo vedere così. Qualcuno potrebbe dire che sono la rappresentazione teoretica di sistemi concreti.

Ma stiamo con i piedi per terra.

Ci interessa che, alla fine, tutto è un po’ come una ricetta di cucina.

Ecco allora se voi dovete fare una bella ricetta e non avete gli ingredienti giusti che fate?
Cambiate ricetta?
Li andate a comprare?
E se non è stagione?
E se non li trovate?
E se non ci sono di qualità dove abitate voi?

Beh qualcuno dice: cambia la ricetta.

Figo! mi studio 2000 pagine di modello e poi lo cambio perché non posso applicarlo…

c’è qualcosa che no va!

Persone → complessità → ve tocca!

Il problema è che parliamo di persone principalmente e quando si parla di roba viva abbiamo a che fare la complessità.

Non vi faccio la storia della complessità che è lunga, ma richiamo i punti essenziali:

  1. se c’è un problema è quasi sempre sistemico: non esistono pillole magiche;
  2. se devi intervenire è necessario farlo su più fronti simultaneamente;
  3. gli strumenti da utilizzare devono essere diretti, semplici e dotati di un ottimo e tempestivo principio retroattivo (come il timone);
  4. la resilienza è poca cosa confrontata con la capacità di adattamento ed evoluzione della vita;
  5. la vita senza sollecitazioni non cerca di cambiare (vedi il coccodrillo).

Ingredienti ed ortaggi

Torniamo alla nostra ricetta.

In realtà poi, spesso, mica abbiamo l’ingrediente finito, spesso invece che il pomodoro, abbiamo la pianta di pomodori e sul mercato non esiste il pomodoro che serve a noi.

Ma quelli che produciamo non ci piacciono, sanno di poco, sono troppo grossi, troppo piccoli.

Oppure vorremo un’altra qualità, ma ci conviene di più piantare una nuova pianta o fare un innesto su quella esistente?

E alla fine di tutto è veramente così indispensabile avere quel preciso tipo di pomodoro?

Beh se vogliamo utilizzare il modello, certo che sì!

Lo vogliamo?

Modello, persone, innovazione

Ammettendo di avere implementato correttamente un modello, perché questo dovrebbe portarci innovazione?

Se funziona e funziona bene perché cambiare?

E se non funziona siamo troppo presi ad inventarci regole e sovrastrutture per cercare di imbrigliarlo.

Insomma vi è chiaro che così non serve a nulla?

Allora come possiamo trarre vantaggio da un modello?
E dalle nostre risorse?
E come spingere l’innovazione?

Al di là del torto e della ragione….

…contano soltanto le persone.

Il trucco è questo.

Un modello è un modo per vedere la realtà, per leggerla, per ispirarsi, ma quando volete concretizzare vi serve guardare a quello che avete, alle persone che avete.

Capire come ottenere le caratteristiche che vi servono o come fare senza.

I modelli sono tanto alcuni più utili di altri, ma è sempre una visione soggettiva, quando si crea qualcosa, occorre accettare che la nostra immagine non coincide con quella di chi ci segue, e non importa quanto pensiamo di essere bravi a raccontarla.

Occorre invece fare pressione su pochi ideali, sui simboli vitali; quella roba che si dice in una parola e contiene un mondo.

Pensate alla colomba di Picasso.

Poi guardate le persone, cosa ci possono dare e sfruttate i loro punti di forza, smettete di dire che uno deve migliorare i suoi punti deboli.

Fa fatica! Lasciate perdere! Fatelo diventare grande nei suoi punti di forza e vedrete che troverà modo di mitigare le sue debolezze.

E l’innovazione?

Bhe sapete quali sono i tratti distintivi dell’uomo? Cosa ci distingue dagli altri animali?

Sappiamo ridere e sappiamo creare.

E cos’è la creazione se non innovazione?

E.. beh… con questi stimoli, questo rispetto, con la dignità individuale praticata in ogni momento…

Beh, con tutto questo, l’innovazione viene gratis.

Un nuovo protagonista nelle nostre vite


Non credo a ciò che in Francia chiamano ‘coup de foudre’:
l’amore occupa i capillari molto lento
mediando la ragione con un nuovo sentimento.

Canta Ruggeri. E io con lui.

Ma la Vita ama giocare, con noi, come una madre affettuosa, severa e stimolante…

E allora…

e allora accade che un incontro, magari senza apparente rilevanza, ci conduca ad un posto e un’ora e una luce.

Magari cogliamo fiori, o guardiamo un quadro, o mangiamo una pizza e d’improvviso, gli occhi si incrociano..

Occhi… diciamo occhi perché dagli occhi trasapre il cuore…

ma non solo loro, le mani, i pensieri, i profumi, le vibrazioni…

accade insomma che qualcosa di noi si incrocia con l’altro, si mischia

e un tuono che ci risuona dentro…

Forse non lo notiamo, non siamo abituati a ascoltarci, ma avviene…

Il fragore, muto ai distratti, si espande oltre i limiti della nostra buccia…

e accarezza il mondo.

Se la Vita è madre, il Mondo è padre e complice e divertito gioca con la sua compagna.

A quel nocciolo di spazio-tempo, quel monte di improbabiltà accumulata che si squassa con un boato, ci ha portato lui, intrecciando i fili dei nostri percorsi, dei nostri passati, per giungere a manifestare il rinnovamento dell’amore impossibile che si fa momento storico.

E il Mondo festeggia l’amore e partecipa e, se lo si sa guardare, lo sentiamo esultare con noi.

Il colpo di fulmine non è fatto privato, non è fisico o mentale… è un’intimo intreccio di anime, corpi, vite dentro e fuori di noi in una piroetta in contro tempo e inchino.

L’amore di coppia, quello quotidiano, poi però va costruito facendo i conti con le nostre insofferenze e vanità….

Incontri del genere sono destinati a diventare le stelle delle nostre vite adombrando un tantino il nostro ego…

Gran roba i colpi di fulmine… soprattutto quando capitano agli altri…

Riflessi di ballerino


Sensualità
Sensualità – immagine presa dal web

Ballare. Ballare caraibico.
C’è chi ci è portato.

Io no. Ma mi piace.

Mi perdo, mi confondo, mi sbaglio, mi blocco, poi mi riprendo…

..a volte.

E L’imbarazzo che mi prende
e la vergogna dell’imbarazzo
che provo a nascondere
e quando mi blocco e la serata non va…

Ma mi piace…

Il ballo come espressione…
poterlo fare…
la pura sensualità da far uscire.

Un passo con le ali
un occhio che freme
un sorriso che scoppia
un corpo nell’altro
un mondo di musica.
Ballo.

La musica, che ti entra dentro e sguscia dai pori,
la musica che mentre mi lascia mi parla,
mi racconta una storia…

che voglio far emergere, di ritorno,
nell’accordo tra un passo e uno sguardo,
fra un sorriso e una percussione.

Una storia, sentimenti ed emozioni,
che poco magari so,
ma stuzzicati ed animati
da parole che poi neppure ascolto.

È erotismo. Erotismo puro.

Quello dei bimbi, quello primordiale, non contaminato.

I bimbi che sanno, che anche non parlando di sesso,
si può far l’amore con la vita.

Ninfe e prostitute


Sommario

Le verità sono tante e non in contrapposizione, la ragione è una falsa e violenta.

Le verità ammettono e si arrichiscono dalla differenza, la ragione vuole essere l’unica

(ri)Conoscere la verità

Verità: luci e ombre
Non tutte le verità si vedono subito

La verità ha un suo modo per farsi riconoscere, pulsa di vita, è bella, la verità, lei e le sue sorelle, beh chi un po’ di più chi un po’ di meno, ma sono comunque belle, belle di meraviglia, belle che non le vuoi più lasciare, belle che poi comprendi che se le tenessi per te solo non sarebbero più così belle, le verità.

Già perché mica esistono le verità assolute, quelle sono favole che ci hanno raccontato, ne esistono tante di verità, e la ragione sta un po’ con tutti, diffidiamo della ragione e di chi vuole averla.

creder forse di aver sette vite
quando invece col dito indicare la luna
vuole dir non averne nessuna
— A. Branduardi (Il dito e la luna)

La ragione è un po’ opportunista e va con chi urla di più, con chi picchia di più, le verità no, loro sono a prescindere, e mica con tutte puoi andarci d’accordo, anche se ti piacerebbe, lo so.

Alcune verità esclusive, quelle che le puoi incontrare solo in certi posti o in certi momenti, che le si mostrano solo di sfuggita, quando il tuo sguardo ha traiettorie curve, ci sono anche loro, quelle per pochi, che quando le incontri sono un dono per te e per pochi altri.

Ogni dio vive ed esiste
finché in lui l’uomo persiste
— Do (in adolescenza)

E poi ci sei tu, fratello mio, che cammini per questo mondo e vuoi crescere o, come piace dire a me, evolvere, e ci sono tante voci, tante ragioni e falsità, molte lingue e verità, troppe che ci si confonde.

Allora ricorda amico mio, ricorda che le verità si fanno riconoscere, e che ce ne sono alcune più belle di altre, che sono un po’ più vere delle altre, scegli loro e fatti strada nel mondo con il calore della loro luce, ma non dimenticare mai, esistono anche le altre e se vedi un conflitto molto probabilmente tutti hanno ragione, e nessuno la verità.

http://www.youtube.com/watch?v=0LPrFDYcTw0

Bocca di rosa – Fabrizio De André

Il collegamento non è banale ed è difficile da spiegare, provo ad offrirvi qualche spunto.

Bocca di Rosa è la ninfa, la verità da non trattenere, è lo sguardo amorevole.
Bocca di Rosa non ha ragione è vera.
Le comari hanno tante ragioni, ma nessuna verità.

Love highway…


L’autostrada dell’amore non ha caselli,
non ci sono indicazioni per raggiungerla

Freud, anni fa, disse che i figli preferiti dei genitori sono persone migliori.

Ha ragione, ma perché di solito i preferiti ricevono più amore, cosa che spesso significa semplicemente che genitore e figlio comunicano in maniera più affine.

In altre parole essere simili ci favorisce nel ricevere amore, vero e proprio carburante della vita, essere diversi crea malessere e ci porta a rompere gli schemi, il che favorisce l’evoluzione.

Ma un’evoluzione per malessere, per contrasto, per ribellione.

Eppure esiste un linguaggio d’amore universale, ma temo nessuno lo possa spiegare…

La via dell’amore non si insegna..

Cerchiamo dentro, non troppo in profondità, non troppo in superficie.

Cerchiamo dove c’è il meglio di noi.