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Un esempio di complessità


Una delle più belle metafore per spiegare le differenze tra semplice, complicato e complesso è la seguente.

Vi viene assegnato il compito di misurare con il vostro altimetro l’altezza della cima più alta nella vostra zona di riferimento.

Caso banale

La vostra zona ha un unico monte solitario, voi salite in cima e misurate.

In altri ambiti si chiama anche:

  • caso limite;
  • caso degenere;
  • caso base.

È un caso interessante perché spesso mostra un esempio talmente semplificato che quasi non si riconduce allo scenario generale e spesso è il primo che si intuisce in maniera empirica.

Caso semplice

Ci sono alcuni monti, non molti, ripetete l’approccio del caso banale per ogni monte e comunicate il più alto.

Caso difficile

C’è una intera catena montuosa, occorre valutarli tutti, ma vi mettete con calma disegnate una mappa e li fate tutti.

Caso complicato

Come il caso precedente.

Utilizzate una planimetria satellitare per farvi un’idea della mappa.

Sfruttate le conoscenze trigonometriche e ottiche per approssimare l’altezza di un monte dalla sua ombra tenendo conto degli errori dovuti alla rifrazione, e selezionate i più papabili.

Salite sul primo di questi e lo misurate.

Lasciate una notte in osservazione un telemetro laser di grande precisione posizionate perpendicolare alla vetta del monte e cercate di escludere i monti evidentemente più bassi.

Rifate il test per quei pochi rimasti.

Caso Complesso

La terra si muove mentre voi valutate, per cui il salire su un monte lo potrebbe abbassare.

Il mondo che volete misurare e per cui trarre una conclusione muta in funzione di voi, o di altri fenomeni su cui non avete il controllo.

Casi reali

Di solito a questo punto si è capito i differenti ordini di grandezza, ma si osserva che nessuno di solito si trova in situazioni come quelle descritte nell’ultimo caso.

Ma solo perché l’esempio è iperbolico per dare il senso delle cose; nella vita reale, al contrario, è molto facile muoversi in uno scenario complesso senza nemmeno rendersene conto.

Per esempio un problema difficile o complicato può diventare complesso se il tempo che ci viene dato a disposizione è troppo poco; cioè di molto inferiore al tempo necessario per ricercare e applicare la soluzione corretta.

Si introduce qui il tema di efficacia ed efficienza.

Una soluzione efficace è la miglior soluzione possibile.

Una soluzione efficiente è una soluzione, anche parziale, che si raggiunge con il minor dispiego di risorse, tra cui il tempo.

Quindi, nella vita reale, se il problema fosse quello dello scenario difficile vi verrebbe dato l’incarico di misurare il monte più altro della catena montuosa dandovi al massimo un giorno per fare tutto.

A questo punto ogni scelta che farete, compreso da che monte partire, ne escluderà altre perché non avrete il tempo per valutare tutte le casistiche.

Per esempio, si possono utilizzare approcci che stimino le possibili soluzioni migliori per poi verificare solo quelle che per cui si ha tempo; per una buona stima occorre però anche sapere (e comprendere) il motivo per cui si effettua questo compito, è diverso cercare la vetta più alta per una gara di alpinismo piuttosto che per comprendere i movimenti del vento.

Conclusioni

Qualunque dimensione venga fortemente ristretta (soldi, tempo, spazio personale) può far schizzare il problema da una dimensione controllabile ad una apparentemente incontrollabile.

Curiosità

La stima della vetta più alta è una necessità che si è manifestata per i lander che sbarcano dalla navicella e non possono mappare tutto il territorio per cui devono approssimare, e farlo bene.

Proteggere i nostri dati…


…dall’incompetenza!!

Ciao ho pubblicato una petizione su change.org chiedendo l’utilizzo delle connessione sicure nei moduli di registrazione on line.

https://www.change.org/p/enti-e-aziende-di-pubblica-utilit%C3%A0-associazioni-dei-consumatori-presidenza-del-consiglio-dei-ministri-utilizzare-accessi-sicuri-ai-servizi-web-https

Utilizzare una connessione sicura è una cosa che costa molto poco alle aziende e dovrebbe far parte del vademecum del responsabile IT… ma a quanto pare non è così.

Aiutatemi a cambiare questa cosa, anche se sembra piccola nasconde cose più grandi:

  • le aziende non si interessano seriamente alla sicurezza;
  • trascurano i nostri dati;
  • si affidano a incompetenti;

Grazie!

Ecco il testo della petizione:

Molte piattaforme web di aziende di pubblica utilità ci richiedono di registrarci, fornendo i nostri dati personali senza garantire un adeguato livello di sicurezza (HTTPS).

In pratica è come se per parlare con un impiegato dovessimo urlare in mezzo ad una piazza gremita dove potrebbe esserci qualcuno interessato ai nostri dati che non dovrà fare altro che registrare le nostre “urla”.

Viceversa l’utilizzo di una connessione sicura HTTPS rende molto difficile (quasi impossibile) ad un terzo soggetto di “ascoltare” e tracciare i dati che comunichiamo a questi enti, in pratica è come se per parlare all’impiegato di cui sopra avessimo un ufficio privato.

Lo stesso discorso deve essere naturalmente esteso alle applicazioni per smartphone.

Faccio notare che di fatto questa mancanza viola il diritto alla privacy che pure viene proposto dagli enti

La richiesta è rivolta a tutti i fornitori di servizi di pubblica utilità tra cui, enti pubblici, aziende che agiscono per gli enti pubblici, aziende che forniscono servizi diffusi (come elettricità, acqua, gas), Banche e le stesse associazioni dei consumatori e alla presidenza del consiglio dei ministri per valutare una azione legislativa.

Furto del cielo rosa


Figlio, chi si è preso il tuo domani?
Quelli che hanno il mondo nelle mani.
Figlio, chi ha cambiato il tuo sorriso?
Quelli che oggi vanno in Paradiso.
Chi ti ha messo questo freddo in cuore?
Una madre col suo poco amore.
Chi t’ ha mantenuto questo freddo in cuore?
Una madre col suo troppo amore.
Figlio, chi ti ha tolto il sentimento?
Non so di che parli, non lo sento.
Cosa sta passando per la tua mente?
Che non credo a niente.

— Figlio, figlio, figlio, R. Vecchioni

Madri troppo presenti,
poco presenti,
troppo aride,
troppo soffocanti

Padri giù di lì. (Sì la par condicio genitoriale non esiste inutile fare i benpensati.)

Nonni a condimento sparso.

E siamo il frutto delle esperienze e delle emozioni che conosciamo nell’infanzia.

Quanto di noi è a prescindere?

Mi parlano del valore della famiglia (papà e mamma), non citano i nonni perché appoggiarsi ai nonni è sintomo di una società malata (ve lo dico un’altra volta).

Ma la famiglia è quella naturale, la stessa che se hai la sfiga di crescere con una madre che ti ama troppo rischi di essere gelido? O ti ama troppo poco e rischi di essere ardio? O mille altre combinazioni.

Non serve avere dei violenti per genitori per essere persone incomplete, basta che non sappiano darti quello che di cui hai bisogno, senza colpa alcuna.

Ovviamente c’è una soluzione, nuovissima, ha solo 5000 anni.

I bambini a 4 anni circa hanno bisogno di confrontarsi con il maggior numero di individui possibili, bambini, adulti e anziani (e animali vari).

Confrontarsi vuol dire:

  • imparare;
  • giocare;
  • emozionarsi;
  • costruire relazioni affettive (leggi sentimenti);
  • ecc..

Per poi, un giorno, poter commuoversi davanti ad un tramonto rosato e vedere albe frizzanti nel nostro prossimo…

P.S.
per gli amici studiosi, sì sto parlando di “Variety“, però raccontata in maniera più emozionale e meno matematica

Il sistema come alibi


Vivo in un paese che ha iniziato a fare la raccolta differenziata dei rifiuti intorno al 1995; sì quasi 20 anni prima di molti altri italiani.

Da allora ho sentito spesso, e ancora oggi, che fare la differenziata è inutile perché tanto poi in discarica si mischia tutto.

Vedete la differenziata può essere effettivamente effettuata se le percentuali di errore di contribuzione sono molto basse (quella dei rifiuti organici deve essere inferiore al 3%, se ben ricordo).

Ora chi parla è disinformato ma è anche una persona che cerca un alibi per non cambiare per semplice indolenza.

So che il cambiamento incontra sempre resistenze, ma trovo che questa sia veramente fastidiosa e antisociale.

Fare la raccolta differenziata non comporta nessun costo aggiuntivo in termini di tempo e una buona amministrazione dovrebbe farsi carico di non far costare nulla, neppure in termini economici.

Purtroppo so che non è sempre così, così come è evidente che la disinformazione non è propriamente colpa dell’individuo ma anche della società che troppo spesso non si cura di dare una corretta e trasparente informazione (per esempio a tutt’oggi non so bene se il polistirolo va nella plastica oppure no…)

Come individuo però penso che dovremmo fare resistenza a queste ultime cose, alle informazioni parziali ed opache, a costi scaricati sul cittadino invece che gestiti centralmente (sacchetti per i rifiuti organici per esempio). Forse addirittura, dovremmo iniziare a segnalare comportamenti scorretti, senza però sconfinare nella delazione.

Essere uno stato vuol dire anche questo, finché cercheremo nello stato gli alibi per fare solo il nostro piccolo interesse saremo solo delle piccole persone.

Che te ne fai di un modello?


Traccia del mio intervento a Innovation & Viability.

A belli modelli!!!!!!!

Belli i modelli!

Sono spettacolari! Li guardate, li studiate e vi si illuminano 254 lampadine e a volte se siete fortunati zompa fuori anche un genio.

Sono belli, rassicuranti, ci raccontano un mondo perfetto, che funziona, anche se sono modelli che gestiscono ecatombi varie tipo gli tsunami, disastri nucleari, elezioni anticipate, la burocrazia italiana.

Di solito un modello è fatto da una serie di processi, una serie di regole, un po’ di consigli, il tutto applicato ad un insieme di risorse.

Prendiamo quello di cui si parlerà oggi (Viable System Model).

Ci stanno 10 canali, 6 funzioni, una approfondita trattazione con tanto di consigli pratici e pure una enciclopedia clinica per diagnosticare eventuali patologie del sistema.

Cosa volete di più dalla vita?

Io di solito a questa domanda rispondo un Tucano, di 2 metri con una birra sul becco; questione di gusti suppongo.

Le risorse

I modelli si applicano alle risorse.

Le risorse sono attrezzature, materie prime, immobili, processi, gli ambienti (sì sono più di uno!) e le persone.

Le persone sono quegli affari che si muovono nell’ambiente che ospita l’azienda e tendenzialmente usano tutte le altre.

L’ho fatta semplice, non è il caso complicare in un rivolo di dettagli.

Quando si cerca di applicare un modello, questo vi dice che vi servono determinate caratteristiche, caratteristiche che devono esse contribuite dalle risorse.

Ora se ammodernare un macchinario è una questione di soldi, riscrivere un processo o trovare certe caratteristiche nelle persone, è un problema più difficile da affrontare.

Modelli, algoritmi e ricette

Io da giovane facevo il programmatore, come tanti.

Quando mi hanno spiegato cos’è un algoritmo mi hanno detto: “hai presente una ricetta di cucina?”

La ricetta è veramente un algoritmo, un algoritmo in effetti evoluto, perché prevede l’utilizzo di strumenti senzienti o intuitivi: avete presente il q.b.?

Comunque a noi interessa mantenere la metafora. Già perché i modelli sono una evoluzione degli algoritmi, o la possiamo vedere così. Qualcuno potrebbe dire che sono la rappresentazione teoretica di sistemi concreti.

Ma stiamo con i piedi per terra.

Ci interessa che, alla fine, tutto è un po’ come una ricetta di cucina.

Ecco allora se voi dovete fare una bella ricetta e non avete gli ingredienti giusti che fate?
Cambiate ricetta?
Li andate a comprare?
E se non è stagione?
E se non li trovate?
E se non ci sono di qualità dove abitate voi?

Beh qualcuno dice: cambia la ricetta.

Figo! mi studio 2000 pagine di modello e poi lo cambio perché non posso applicarlo…

c’è qualcosa che no va!

Persone → complessità → ve tocca!

Il problema è che parliamo di persone principalmente e quando si parla di roba viva abbiamo a che fare la complessità.

Non vi faccio la storia della complessità che è lunga, ma richiamo i punti essenziali:

  1. se c’è un problema è quasi sempre sistemico: non esistono pillole magiche;
  2. se devi intervenire è necessario farlo su più fronti simultaneamente;
  3. gli strumenti da utilizzare devono essere diretti, semplici e dotati di un ottimo e tempestivo principio retroattivo (come il timone);
  4. la resilienza è poca cosa confrontata con la capacità di adattamento ed evoluzione della vita;
  5. la vita senza sollecitazioni non cerca di cambiare (vedi il coccodrillo).

Ingredienti ed ortaggi

Torniamo alla nostra ricetta.

In realtà poi, spesso, mica abbiamo l’ingrediente finito, spesso invece che il pomodoro, abbiamo la pianta di pomodori e sul mercato non esiste il pomodoro che serve a noi.

Ma quelli che produciamo non ci piacciono, sanno di poco, sono troppo grossi, troppo piccoli.

Oppure vorremo un’altra qualità, ma ci conviene di più piantare una nuova pianta o fare un innesto su quella esistente?

E alla fine di tutto è veramente così indispensabile avere quel preciso tipo di pomodoro?

Beh se vogliamo utilizzare il modello, certo che sì!

Lo vogliamo?

Modello, persone, innovazione

Ammettendo di avere implementato correttamente un modello, perché questo dovrebbe portarci innovazione?

Se funziona e funziona bene perché cambiare?

E se non funziona siamo troppo presi ad inventarci regole e sovrastrutture per cercare di imbrigliarlo.

Insomma vi è chiaro che così non serve a nulla?

Allora come possiamo trarre vantaggio da un modello?
E dalle nostre risorse?
E come spingere l’innovazione?

Al di là del torto e della ragione….

…contano soltanto le persone.

Il trucco è questo.

Un modello è un modo per vedere la realtà, per leggerla, per ispirarsi, ma quando volete concretizzare vi serve guardare a quello che avete, alle persone che avete.

Capire come ottenere le caratteristiche che vi servono o come fare senza.

I modelli sono tanto alcuni più utili di altri, ma è sempre una visione soggettiva, quando si crea qualcosa, occorre accettare che la nostra immagine non coincide con quella di chi ci segue, e non importa quanto pensiamo di essere bravi a raccontarla.

Occorre invece fare pressione su pochi ideali, sui simboli vitali; quella roba che si dice in una parola e contiene un mondo.

Pensate alla colomba di Picasso.

Poi guardate le persone, cosa ci possono dare e sfruttate i loro punti di forza, smettete di dire che uno deve migliorare i suoi punti deboli.

Fa fatica! Lasciate perdere! Fatelo diventare grande nei suoi punti di forza e vedrete che troverà modo di mitigare le sue debolezze.

E l’innovazione?

Bhe sapete quali sono i tratti distintivi dell’uomo? Cosa ci distingue dagli altri animali?

Sappiamo ridere e sappiamo creare.

E cos’è la creazione se non innovazione?

E.. beh… con questi stimoli, questo rispetto, con la dignità individuale praticata in ogni momento…

Beh, con tutto questo, l’innovazione viene gratis.

Disobbedienza, Picasso e altri strumenti per la gestione del personale


Provocazioni manageriali
Provocazioni manageriali

Sono orgoglioso di ospitare, celebrare e condividere con voi un successo di nostro vulcanico connazionale.

Il suo saggio “Provocazioni manageriali” (Ed. Apogeo) è infatti stato celebrato da HR.com come uno dei saggi più letti nel 2013, così ben raccontato nell’articolo del “Corriere delle comunicazioni”.

Il tallone di Achille dell’innovazione


Ok… le ferie sono finite ed eccomi di nuovo a voi!

Questa volta si tratta di un articolo su LinkedIn
scritto a quattro mani e pure in inglese!!!

Non mi dilungo oltre, chi sono io lo sapete, chi è Alma lo potete scoprire sul suo profilo di LinkedIn.