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Stella di ringhiera


Corro, fuori dalla domestica galera,
corro e mi disseto con i sorrisi
della bianca stella di ringhiera,
profumi tronfi e bonari incisi
nel ricordo: salvacondotto alla melanconia
del dopo. Corro in contro al meriggio
del bosco campestre cercando sintonia
tra l’arranco fiacco e’l capriccio
dell’anima che nuovamente vuole
volare sopra volti, tetti e aiuole.


P.S.
La stella di ringhiera, è il gelsomino delle azzorre.

Aspettate a donare il sangue!!


Sì, lo so, i media dicono altro.

Sono appena stato a donare (Avis di Novara), il medico che mi ha fatto la visita preliminare mi ha ha fatto notare che in realtà non era il momento migliore per donare.

Poiché le sale operatorie sono a ritmo ridotto, anche l’uso di sangue è ridotto (si usa, ma meno del solito).

Il vero boom di sangue ci sarà quando riaprono le sale operatorie: meglio allora conservarlo per un mesetto.

Non so nelle altre zone quale sia la situazione, quindi il consiglio è semplicemente di chiamare e informarsi.

Consiglio aggiuntivo: chiedi espressamente se il tuo sangue serve ora o è meglio attendere.

Ah, tra l’altro, non viene effettuato il tampone prima della donazione, ti provano la febbre, questo sì, ma niente tampone (beh mi pareva strano visto il costo e i tempi di gestione).

Se hai notizie diverse o un link dove vengono raggruppate segnalamelo nei commenti!

E se puoi diffondi l’avvertimento!

la vita di bastona per disperazione


Qualche giorno fa ho letto un post di fine anno.

Hai presenti quelli dove uno fa il bilancio dell’ultima trottolata intorno al Sole?

Quelli dove poi tanto non hai combinato nulla di che, ma a seconda del bicchiere diventano fantasmagorici o deprimenti?

Ecco quelli.

Peccato che questo era serio.

Sì, insomma, Pierignolo (nome di fantasia) ha avuto un anno interessante, un anno in cui sono successe un sacco di cose.

Tra strali e catarsi una piccola rivoluzione, cui fa da chiosa una sua incitazione, che più o meno recitava così:

Amala la vita, per quanto ti colpisca forte, tu amala lo stesso, non c’è altro modo di sentirsi vivi.

Ora ci sono po’ di sensi qui dentro (che magari non si colgono bene, l’articolo era più lungo):

  1. Se piangi, piangi solo
  2. Se ridi, ridi in gruppo
  3. Non può piovere per sempre (citazione talmente ovvia che non la metto)
  4. Tutti possono vedere un’alba in montagna dal televisore, ma viverla è diverso
  5. La vita ti colpisce duro ma tu non ti arrendere
  6. Eccetera…

Bhe non male, no?

Insomma è uno a cui sono successe brutte cose e le ha sapute trasformare nell’occasione per crescere: applausi.

La vita a volte colpisce duro, c’è poco da fare, a volte capitano cose pazzesche: incidenti, recessioni, malattie, elezioni anticipate…

A volte capitano e non puoi nemmeno dare la colpa a nessuno… a volte.

A volte, invece puoi, specilamente a te stesso.

Eh, già, perché le sfighe vengon giù eh! Mica che no!

Ma mica sempre.

Cioè la vita di base ci vuole bene, all’inizio ce le dice con dolcezza le cose, usa libri, amici, film, canzoni, foto.

Insomma quando stiamo facendo un po’ di cagate, lei cerca di farci ravvedere.

Beh dal suo punto di vista, che non è proprio umano, lei vuole che noi cresciamo, che diventiamo belli e protagonisti delle nostre vite e della Vita più in generale.

Sì, ok, forse ha un po’ di interesse in tutto questo, ma fatto sta che la zia Vita (Vituzza per gli amici) è dotata di zoccoli e battipanni che manco cento madri incazzose reggono il confronto.

Zia Vituzza di base è dolce e amorevole, e non è che ha tutta sta voglia di stare lì a riprenderci, ma se gli girano i cinque secoli … altra citazione talmente ovvia che non mi spreco ad indicarla… dicevo se gli girano i cinque secoli ti dimostra che Lei con gli zoccoli è meglio di Robin Hood.

Poi dopo ti lamenti che ti capitano le cose brutte, sono magari sei anni che Zi’ Vituzza prova a dirti di cambiare un po’, ma te niente….

Eh, e poi ti lamenti.

Lo so che poi dopo quando ti prende sembra una sventola che manco Bud Spenser e Ken Shiro, però pure tu, stacci atteno a quel che dice Ziuzza cara.

Lei ci vuole bene, e tanto… Ma quando gli cascan le balle….

il pericolo dietro 1+1=2


Oggi mi sono imbattuto in una delle tante frasi ad effetto che girano per internet che più o meno recita così:

Sono in una fase della vita in cui non mi interessa parlare di argomenti inutili, per cui se mi dici che 1+1=5, ok hai ragione divertiti.

Che sembra una cosa ragionevole e di buon senso.

E però è un buon modo per farsi male.

Tutti sappiamo che 1+1=2 (normalmente è così almeno), ma non ho mai incontrato nessuno che mi venisse a dire che fa 5, salvo in contesti di matematica avanzata che adesso non ci interessano (anche se i social sono pieni di giochini del genere).

Ovviamente il senso della frase è diverso, infatti si parla di cose “inutili”, ma cosa è utile?

Se faccio un parallelo con la vita, quella di tutti i giorni, posso pensare che si intenda: “non voglio giri pindarici, voglio parlare di cose concrete e reali”.

1+1=2 è una cosa concreata e reale, penso saremo tutti d’accordo.

E però è anche semplice, quasi banale.

E qui sta il problema.

La vita non è mai semplice o banale: i populisti improntano i loro discorsi sul semplice (i discorsi di pancia), per questo sono pericolosi, perché non offrono mai soluzioni concrete: fermano un barcone perché è pieno di criminali, dicono, ma non fanno un piano di sovvenzioni per installare un sistema territoriale di allarmi domestici; non cambiano la legge sulla possibilità di visionare le telecamere; eccetera.

Non voglio proseguire parlando di politica, tanto non cambia molto, il problema vero è che non vengono offerte soluzioni, e che siamo messi talmente male che le soluzioni ci impiegherebbero 20 anni a sortire effetti…

No, voglio proseguire parlando del senso più profondo di tutta la frase; in essa traspare una sorta di delusione; forse un po’ di esperienze andate a finire male.

Ecco, per quel poco che ho capito, di solito questo succede per due ordini di motivi:

  1. troppe aspettative;
  2. poco ascolto di sé.

Le aspettative sono una brutta bestia, ne parlavo anche nell’Egoismo dell’amore; oltre ad essere una forma di maleducazione, ci fanno proiettare sull’altro i nostri desideri impedendoci di conoscerlo veramente (l’altro intendo).

Oltre al fatto che spesso i nostri desideri nascondono le nostre mancanze, per questo le cerchiamo negli altri.

E questo ci porta al secondo punto, non possiamo completarci con gli altri, dobbiamo farlo da soli e finché non siamo completi non saremo mai felici, né da soli, né con altri.

Per farlo dobbiamo farci domande, domande nuove: non funzionerà mai finché continuiamo a ripeterci quello che già sappiamo, che 1+1=2, che l’amore è semplice, che la vita è semplice, eccetera.

Non lo è, non lo è mai, cambiano le sfide, ma non l’essenza stessa della vita, che poi è anche la nostra: siamo tutto fuorché semplici!

Per questo siamo belli.

Ciance asincrone


Dunque… oggi ho letto un post, che parla di vocali di 10 minuti e dell’essere o sentirsi inopportuni, e l’ho anche commentato…

E il commento (che ora non ritrovo… uff), però, secondo me ci stava anche bene come articolo, e niente… eccolo qui.

Partiamo dal contesto Gina (nome di fantasia) ha l’abitudine di mandare vocali molto lunghi e un po’ arrembati, insomma senza organizzare prima il pensiero; ad un certo punto, i suoi amici le danno un riscontro che la fa sentire inopportuna e dispersiva, quasi invadente.

C’è poi chi dice che i vocali sono un modo fastidioso per non ammettere diritto di replica, chi dice che in fondo è normale usare vocali brevi, eccetera; insomma un sacco di opinioni.

Che sono interessanti, ma, proviamo a fare una riflessione.

I messaggi (di testo o vocali) sono un tipo di comunicazione asincrona: questo è il punto fondamentale.

Voglio dire che in una conversazione, ci sono due parti attive, l’altro può intervenire nel tuo discorso, può fermarti, chiedere di arrivare al sodo, di spiegare meglio, apportare il suo contributo eccetera.

Inoltre ci sono un certo numero di persone, che stereotipizzo con il nome “femmine“, che spesso amano cianciare.

La ciancia, lungi dall’essere un termine dispregiativo, è un tipo di conversazione in cui il contenuto non è importante, ma è importante la comunicazione paraverbale (toni, modi, ecc.) e non verbale (espressioni, postura, ecc.); insomma è il cosiddetto parlare di niente.

Ma allora che roba è questa ciancia? Beh è un rituale sociale, di impronta affettiva, che serve a stabilire o rinsaldare un rapporto (o contatto).

E come tale è una attività importante nella socialità.

Tuttavia succede che certi tipi di persone, che stereotipizzo come “maschi”, non siano molto avvezzi a questo genere di rituali: è una questione di forma mentis (e non strettamente legato al genere sessuale), ad alcuni non interessa.

Tuttavia, solitamente, se si trovano ad essere ingaggiati in una ciancia ascoltano in silenzio; sembra strano ma anche questa è una modalità che accetta l’altro e alla fine stabilisce il contatto.

Leggendo il post di Gina, mi pare che lei usasse i vocali come un modo per cianciare e questo crea un problema.

Usando una comunicazione asincrona, l’altro non è coinvolto, non è ingaggiato e lo strumento determina una aspettativa, per una volta lecita, che è in contrasto con l’utilizzo che ne fa Gina.

Sì perché i messaggi servono per dire cose brevi e semplici, se uno deve fare un discorso è meglio scrivere una mail o fare una telefonata o vedersi al bar.

Inoltre, per definizione, abbiamo una soglia di attenzione piuttosto bassa in generale e ancor di più nei confronti dei messaggi.

Quando leggiamo/ascoltiamo un messaggio, siamo nell’ordine di idee di fare una cosa veloce, spesso già 30 secondi sono troppi.

Detto questo, non sono sicuro che la mia riflessione si applichi perfettamente al caso di Gina, ma la riflessione sulla ciancia mi era piaciuta un bel po’ e niente… te l’ho raccontata.

Meschini manifesti


“ho accertato i fatti, si puo bloccare la nuova struttura in via xxxxx”
1- l’immobile in cui si vorrebbe trasferire il centro islamico si trova in un’area artigianale/industriale (come da piano regolatore), mentre per quella finalità, serve un’area con destinazione XXX
2 – serve quindi un cambio d’uso, che il privato acquirente dovrà proporre al comune
3 – si tratta di una scelta che non anessuna natura obbligatoria o dovuta e che compete al consiglio comunale: posso anticipare che personalmente voterò contro

4 – se la mia coalizione sosterrà la mia stessa posizione, la struttura non potrà essere realizzata.

Cosa diciamo noi da anni
– no a un luogo di preghiera “mascherato” da centro culturale e associativo
– sì a controlli puntuali

Questo il manifesto voluto da un esponente della giunta (e del suo partito di riferimento) e apparso in maniera pervasiva in un borgo italiano.

Ho rimosso i riferimenti espliciti a nomi e luoghi lasciando inalterate le altre parti.

Da dove partiamo? Dalla fine direi, dalla paura.

Questo manifesto cosa ci dice? Ci dice che per i poteri conferiti alla giunta sulla modifica al piano regolatore, potranno ergersi a baluardo contro l’attacco che vogliono sferrare questi musulmani a… beh non si sa bene a cosa, ma suppongo a qualcosa di importante… come i nostri valori.

Ok, ma quali sono i nostri valori? Cioè su cosa ci stanno attaccando esattamente?

Entriamo nel merito dei fatti? Non serve, rimaniamo a leggere il manifesto.

È evidente che un gruppo di persone hanno fatto richiesta di acquisto di un immobile, lo dice al punto 3.

Altrettanto chiaro che l’obbiettivo è quello di creare un centro associativo e culturale e di preghiera.

Ora un luogo di preghiera è esso stesso per definizione un luogo culturale e associativo, mica è una novità.

Eh però questi pregano Allah, ora, al di là che Allah vuole semplicemente dire Dio e che fondamentalmente pregano lo stesso Dio degli Ebrei e dei Cristiani (vedetela come tre diverse versioni: ebrei 1.0, cristiani 2.0, musulmani 3.0), quale è esattamente il principio contro cui si stanno lanciando?

Lo stato italiano è semi-laico (ci sono sempre i patti del laterano), e garantisce il rispetto per le diverse professioni religioso, salvo che abbiano finalità o pratiche contrarie al nostro corpo normativo.

Dire che il Corano violi le nostre leggi è barzelletta: nel senso che in alcuni passi sicuramente le viola, ma si può dire lo stesso anche della Bibbia, sono testi nati in un altro contesto culturale.

Quindi quale è il punto? Perché sprecare soldi per questi manifesti? Cosa ci vogliono dire?

Oh sì l’ultimo punto: non vogliamo farci prendere in giro e vogliamo controlli puntuali.

Meno male, dico io! Finalmente in questo paese si fanno dei controlli puntuali… ma su cosa esattamente?

Provo a fare qualche supposizione, perché così insomma il manifesto mica mi aiuta più: forse in realtà ci vogliono dire che sospettano che questa manovra, mascheri la nascita di un centro di incontro sovversivo e criminale.

Beh tutto può essere in effetti, però vogliono fare controlli puntuali: meno male! Mi rincuora!

Perché, voglio dire, non facciamo i buonisti: in questo momento storico c’è una falange criminale che usa la religione islamica come pasta aggregante, non possiamo dimenticarlo.

Ma loro vogliono fare controlli, quindi tutto a posto no? Verificheranno, metteranno l’equivalente di un riflettore e staranno attenti a tutto quello che succede, in maniera da evitare utilizzi impropri.

Che poi, oh!, mica fessi, se hai un nemico meglio tenertelo vicino che lo controlli meglio, no?

Brava giunta che utilizzerai le forze dell’ordine… Giunta?

Aspetta un attimo, mica sta alla giunta coordinare le forze dell’ordine, sì certo la polizia urbana sì, ma per le indagini vere ci pensano il prefetto e il questore… Cara giunta esattamente che cosa vorresti fare?

Cavolo… mi nasce un sospetto, e se fosse tutta una farsa? Se in realtà non volessero fare nulla? Cioè se vuoi fare delle indagini mica glielo vai a dire no, che li tieni d’occhio?

E allora che senso ha? Cioè è come dire che per risolvere il problema della tossicodipendenza vietiamo la vendita di droga, che per sconfiggere l’evasione la dichiariamo illegale.

Come dite? già fatto? ha funzionato? No, vero?

Questo è il punto, per risolvere problematiche di questo tipo si fa lavorando non facendo manifesti.

I musulmani non si convertiranno perché non gli facciamo costruire una moschea, la droga non sparirà perché la vietiamo.

Serve lavorare sulla cultura, serve soprattutto informarsi con chi conosce bene i fenomeni, perché le soluzioni raramente sono quelle che ci vengono in mente nei 15 minuti che passiamo in meditazione quotidianamente sul nostro personale trono di bianca porcellana.

Voglio dire è come se siccome i terroristi hanno usato la Xbox (o era la Play Station?) allora noi ne vietassimo le vendite.

Invece, i controlli in Italia ci sono, approfonditi anche; sufficienti? No, ci sono un sacco di leggi che impediscono di fare i controlli come si deve su un sacco di cose:

  1. droga;
  2. prostituzione;
  3. evasione fiscale;
  4. furti;
  5. ecc.

E sapete una cosa? Manchiamo noi, che quando succede qualcosa ci giriamo quasi sempre dall’altra parte, che vediamo le forze dell’ordine come qualcuno che ci vessa, che ci viene a dare le multe, che ci rompe le scatole.

Già perché abbiamo tutti qualcosa da nascondere, in questo ginepraio di leggi e leggiucole è facile trovarsi in difetto, perché se anche abbiamo sostanzialmente ragione spesso ci è sfuggito qualche aspetto formale (leggasi burocratico) che ci fa passare dalla parte del torto; e quando non basta, lo Stato si arroga i privilegi di essere al di sopra della legge (vedi Equitalia e le tante asimmetrie negli obblighi contributivi).

E poi ci sono quelli che frodano davvero lo stato, quelli che lo fanno con intenzione, quelli che, non si sa bene come, sono quasi tutelati dallo stato.

Già, ma a chi fa comodo tutto questo? Chi ci guadagna?

Perché ci sono più sportelli per gli immigrati che per i cittadini anche se i richiedenti sono pochi? Chi ci guadagna?

Provate ad immaginarlo, avrete visto o letto tutti Gomorra no?

Quando uno stato non gestisce un problema, consente ad altre organizzazioni di farlo, comprese quelle criminali.

Tornando al manifesto; quando l’ho letto cosa ho pensato? Mi sono chiesto se fosse una brutta pubblicità, una pessima campagna elettorale (fuori tempo e luogo) o ci fosse qualcosa di peggio sotto.

L’ultima eventualità, a sensazione, la ritengo remota e tuttavia, se volessimo fare i complottisti, non ci starebbe male leggere quell’ultimo messaggio come un avvertimento per i criminali veri: “state lontani da lì perché vi verranno a controllare!”

Per fortuna è totalmente irreale: si faceva prima con pezzo di carta.

Rinascerei uno e più d’uno


Se restassi.

Ancora un’ora,
forse un giorno
e poi ancora.

Se bevessi.

Le parole non dette in fondo agli occhi,
i sapori iperbolici della tua anima.

Se crescessi.

Da solo,
per te, con te,
senza diversità

Se ancora restassi

Ancora un’ora,
forse un giorno
e poi ancora.

E ancora non mi bastassi,
forse mi dissolverei.

Un raggio di sole
che ti bacia soffuso.