Il dono della gentilezza


La gentilezza è una dono.

Non la carineria di maniera, che trovo stucchevole.

La gentilezza potrebbe tradursi nel sospendere una propria azione per introdurre un’altra azione, non dovuta, per accudire (curare, accarezzare, rispettare, ecc.) l’altro.

Questa azione, diversamente da quanto dice Antonacci (Sanremo 2018), ha un costo seppur minimo.

Se non costa niente non è gentilezza, ma modo di fare (solitamente egoistico).

Mi rispondereste con due diverse domande:

  • beh certo è ovvio, ma chi lo farebbe altrimenti?
  • Perché? È bello essere genitili e far del bene.

Alla prima rispondo la seconda. 🙂

Ma chi sono quelli che rispondono nel secondo modo?

Sono persone che appartengono ad alcune tipologie sociali, ora tra questi ci sono anche in narcisisti che usano la loro spiccata empatia per manipolare gli altri (e la gentilezza è sempre un’ottima alleata).

Ma dei narcisisti non mi interessa parlare, mi interessa parlare invece degli altri, delle persone sane e belle.

Ci sono molte persone che per rifiuto dei conflitti o per convinzione che è giusto e apprazzeabile essere accudenti o per necessità di ingaggio emotivo reputano appunto indispensabile essere gentili; sempre.

In questo caso però non è proprio gentilezza, direi carineria, ma lasciamo perdere i termini e proviamo ad intenderci sul contenuto (per esempio l’etimologia è interessante).

Proviamo ad analizzare le tre tipologie.

Gli amorevoli

Sono persone intimamente convinte, che la misura del loro valore è la capacità di amare, solo che con amare sostituiscono il concetto di comportarsi in maniera amorevole.

La gentilezza è quindi una manifestazione amorevole e l’individuo che la attua crede che verrà apprezzato per questa sua espressione; naturalmente non avviene questo il soggetto ricevente dopo un po’ si sente infastidito e manipolato.

Purtroppo le persone di questo gruppo, non si rendono conto di venire fraintese perché il loro sistema di credenze si è radicato moltissimo tempo addietro.

I pacifisti

La dinamica conflittuale non è sicuramente la migliore attuabile, in tal senso la loro strategia è preferibile, tuttavia è inefficace se non è prima santificata dall’accettazione della verità.

Mi spiego con un esempio piuttosto noto (sfortunatamente non trovo la fonte inziale per cui riporto la versione Lars Von Trier quando rifiutò il premio per la pace):

Il popolo del mondo è come due tribù nel deserto, una tribù vive in un paese con un pozzo, l’altra in un paese senza pozzo.

La tribù con il pozzo vuole la pace, l’altra non vuole la pace, vuole l’acqua!

La tribù senza pozzo forse è meno civilizzata, non ha una parola per dire pace, ma ne ha una per dire sete che, data la situazione, è più o meno la stessa cosa.

Il Comitato per la Pace nel paese con il pozzo, è buono, saggio, gente bella che non ha sete, perciò ha tempo ed energia per il comitato. La gente con il pozzo parla molto di premi per la pace da dare ad altra gente che vive nel paese con il pozzo.

Quelli del paese senza il pozzo non parlano molto di premi per la pace….

La gentilezza, senza questa consapevolezza, risulta fine a se stessa e inasprisce gli animi.

Persone con elevata richiesta di ingaggio emotivo

Questo tipo di persone sono, per intenderci, quelle che prima diuna riunione ti chiedono come stai, come va a casa o altre informazioni simili.

Per loro questo approccio è necessario per “scaldare” la comunicazione, sono scarsamente interessati alle domande poste (sono quasi sempre retoriche e solo chi ti ama profondamente è interessato ad ascoltare la risposta “sto bene”), ma lo fanno per generare una connessione emotiva.

Non vanno confuse con i manipolatori, le loro domande sono fatte in maniera “pulita”, a loro piace ricevere quel genere di domande, sono reciproche; tuttavia ci sono molte persone che reputano queste domande fastidiose e rispondono per gentilezza.

Cioè chi risponde, pure essendo infastidito, in considerazione del loro bisogno è la persona veramente gentile, non chi pone domande carine per soddisfare un suo bisogno (anche se piacevole come questo).

Conclusione

La gentilezza è un dono che costa, poco ma costa.

Non si pratica per partito preso.

Voi che la praticate per partito preso, provate a discernere dentro di voi quando agite per carineria e quando per autentica gentilezza, i risultati saranno stupefacenti.

Non è una accusa, viviamo in un mondo in cui tutto diventa un’accusa, solo una riflessione, un diverso punto di vista, una mia luce.

Dopo tanto tempo.

P.S.

Grazie a Diamanta eccovi un’altra definizione:

Un altro modo per dirlo è: la gentilezza è qualcosa di espressamente fatto per l’altro con poco (nulla se possibile) interesse per se stessi.

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I posti che… tag


Un tag che si prefigge lo scopo di far condividere emozioni e luoghi e, perché no, magari ispirare nuove idee per le prossime vacanze. È importante specificare che per “posto” non si intende esclusivamente una città, è infatti possibile anche menzionare un monumento, una piazza, un panorama, qualsiasi cosa che abbia suscitato un’emozione, e se si è indecisi anche più soggetti.
— Neogrigio da Una vita non basta

Vado al sodo.

I posti che... tag
I posti che… tag

Regole:

  1. Riportare l’immagine del Tag
  2. Citare l’ideatore del Tag (Neogrigio)
  3. Ringraziare il blogger che vi ha nominato
  4. Rispondere alle dieci domande
  5. Nominare 10 blog amici, soprattutto chi ama viaggiare, e avvisarli sulla loro bacheca, o comunque sincerarsi che abbiano ricevuto la nomination.
  6. Aggiungere tra i Tag “I posti che… ”
  7. Inoltrare le risposte al creatore del Tag (Neogrigio), nominandolo

Variazioni alle regole

Sono un fottuto anarchico… e quindi?

  1. ma che brutta immagine è??? Mettiamone una dei 10 posti che abbiamo visto!
  2. Nominare 10 blog?!?!?!? ma nooo!!!
  3. Aggiungere un tag???? ne ho già uno può bastare

Domande

Il posto che:

  1. porti nel cuore
  2. più divertente
  3. più commovente
  4. più deludente
  5. più sorprendente
  6. più gustoso
  7. che ti ha lasciato un ricordo particolare
  8. più romantico
  9. che vorresti rivedere
  10. dove ti piacerebbe andare

Risposte

  1. Alpe Devero
  2. Mi divertono le persone non i posti.
  3. come sopra
  4. Parigi, Roma, Danimarca
  5. Marocco.. un cavolo di freddo!!!
  6. dire Puglia o Piemonte non vale vero?!!?
  7. Santiago, cammino di
  8. Il romanticismo ce l’ho nel cuore non nei posti
  9. Turchia
  10. Gerusalemme, Island, Belize ecc

Nomination

Vi nomino tutti!!

come sempre 😀

Ringraziamenti

Ai viaggiatori che erano come e alla nominatrice: Vikibaum

Rinascerei uno e più d’uno


Se restassi.

Ancora un’ora,
forse un giorno
e poi ancora.

Se bevessi.

Le parole non dette in fondo agli occhi,
i sapori iperbolici della tua anima.

Se crescessi.

Da solo,
per te, con te,
senza diversità

Se ancora restassi

Ancora un’ora,
forse un giorno
e poi ancora.

E ancora non mi bastassi,
forse mi dissolverei.

Un raggio di sole
che ti bacia soffuso.

Pizza tag


Pizzatag
PizzaTag

Questo è un tag “da prendere alla leggera”, ma saporito: vi invito a raccontare che pizza ordinate solitamente e come le mangiate, cercando da ciò riflessi del vostro carattere.

Così scrive Bloody Ivy di Niente Panico presentando il nuovo tag di sua invenzione.

Io sono stato nominato da Cristina dell’Amore.

Io solitamente mangio una Raccomandata, pizza locale che deriva il nome dalla location della pizzeria: un ex ufficio postale.

La pizza è una margerita più:
– salsiccia
– gorgonzola
– procini
– cime di rapa e algio (ogni tanto li faccio aggiungere).

Non credo vi debba spiegare molto di più sul mio carattere…

Nomination:

tutti quelli che hanno voglia di raccontarsi 😉

Alle volte a quasi 40 anni…


Un’amica l’altro giorno ha scoperto di essere permalosa, a quasi 40 anni, mica 20!

Io l’ho sempre detto che i pregi finiscono presto, ma i difetti… Quelli non si finisce mai di scoprirli.

Per esempio, conosco un tale che a 40 anni suonati si è reso conto di essere un tappo.

Il giorno prima andava tutto bene, poi puff, 40 anni precisi ed eccolo lì, che si vede alto mezzo sughero o poco più.

E mica aveva fatto nulla di nuovo!

Ecco, magari aveva solo avuto voglia di farsi un giretto, per la prima volta senza la sua amata, per i fatti suoi.

Al ritorno, non c’era più lei: il suo grande amore, la sua compagna di vita. Svanita!

Sul principio c’era rimasto male, ma poi la storia di essere così minuto lo aveva sopraffatto.

Era un po’ narciso, mi sa.

Fatto sta che, lontano dalla sua Dulcamara, valeva proprio poco, come un tappo appunto…

Tentò di farsi animo, pensando a quanto bello potesse essere avere tutta la libertà del mondo. Finalmente avrebbe potuto gestire il suo tempo in completa autonomia. Ma le sue passeggiate divennero ben presto giri raminghi per strade e contrade. Che desolazione.

Mettendo da parte l’orgoglio, decise di tornare a bussare alla porta della bella Dulcamara, pieno d’amore e nostalgia per i tempi andati.

Ma quando lei aprì la porta, si accorse che di Dulcamara non era rimasto che un antico ricordo, che quasi puzzava di aceto.

Perché si sa che anche il vino più pregiato, se non accompagnato da un sughero di ottima qualità, invecchia male.

P.S.
Per chi volesse conoscerla: Dulcamara!!!

P.P.S.
In collaborazione con Ombre di re

La lingua evolve… di suo


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Bravo il bimbo, ma mica ha rivoluzionato il nostro futuro

La crusca risponde..

La notizia del giorno è che la prestigiosa Accademia della Crusca ha risposto ad un bambino di otto anni che in un compito si è inventato la parola “petaloso”.

Mi è sembrata un’azione molto carina e gentile da parte loro e mi ha fatto sorridere affettuosamente, poi mi sono imbattuto nei commenti entusiastici e inneggianti alla eccezionalità dell’evento e ho avvertito un crollo verticale in zona pelvica.

Insomma le gonadi furon rotolanti più che rotanti!

Mi spiego, onestamente non ho capito il clamore della notizia, oltre alla cordialità dell’accademia, dico.

Essa ha risposto due cose:

  1.  è ben formata (bravo bimbo, ma in fondo nulla di eccezionale, se si pensa che ci sono fumetti/cartoni animati/giochi in scatola/poesie che sfruttano questo principio);
  2. un termine per essere accolto deve essere usato (anche qui nulla di nuovo), quindi se vuoi veramente farlo diventare italiano la devi far circolare.

Quindi in conclusione:

  1. a otto anni un bambino ha la competenza linguistica per legare sostantivi a suffissi standard e costruire aggettivi credibili;
  2. l’aggettivo è credibile;
  3. l’aggettivo coniato non è (ancora) italiano;
  4. non è stato approvato.

Tornando a Matteo, il bimbo, lui merita un plauso e con lui la sua maestra per aver preso giustamente sul serio la sua attività creativa, ma l’informazione che se ne da è falsa, l’accademia non ha approvato un bel nulla.

Inoltre, va bene accontentarsi delle piccole cose, ma questa è una notizia piccola rispetto a tutto quello che sta succedendo.

Petaloso incontra gli italiani

Certo qualcuno potrebbe far notare che se per una notizia così semplice si è riuscita a mistificarla pensiamo alle altre…

Tipo: “Step Child Adption” = adozione gay (maschi) peccato che

  1. la legge parla della possibilità da parte di un nuovo coniuge, in assenza o ripudio di quello naturale, di adottare il figlio del partner (e vale per tutti);
  2. in Italia l’affido ai padri è irrisorio;
  3. quindi riguarda più le donne;
  4. quindi gli uomini gay con figli in affido quasi non esistono;
  5. le donne voglio di più un figlio, se lesbiche fanno le doppie mamme fregandosene delle leggi assenti;
  6. e in conclusione per il fantasma di un’ipotesi trascurabile rifiutiamo un diritto a tutti.

mah…

Il getto della fede


Sommario

Per crescere occorre fidarsi e assumersi il rischio di cadere….

Tu prova ad avere una fiducia nel cuore..

A fidarsi si rischia di rimanere fregati.
A non fidarsi si resta certamente fregati.

Ma la fregatura nel secondo caso (se ti fidi) è nota, confortevole, quasi rassicurante.

La fregatura nel secondo caso (sempre se  ti fidi) è che resti nel tuo brodo, che forse, a furia di starci, ti sembra anche carino un po’  come ci sembrava carino, quando stavamo nella pancia della mamma, il liquido amniotico; ecchepperò “è costituito da urina e dalle secrezioni del tratto bronchiale e nasale del feto”.

Quindi: Fidatevi!

E qui, mi potreste però chiedere: “Sì ma di chi?” e soprattutto: “mattuttifidi?”

  1. alla prima:  Delle persone (giuste)!
  2. alla seconda: Ovviamente poco, che non sono mica meglio dell’altri io, ma ho avuto una certe dose di fortuna.

Ci sono state, infatti, persone che si sono fidate di me; perché lo abbiano fatto e se io rientrassi nelle persone giuste non mi è dato saperlo (ma suppongo abbia agito di più la loro disperata follia che altre mie supposte doti1).

Comunque, il fatto interessante è che ha funzionato, al crescere della fiducia posso testimoniare (in alcuni casi anche documentare) crebbe pure il benessere: le difficoltà sono diventate opportunità, i problemi successi, rospi principi.. ehm.. vabbeh non esageriamo.

Quindi fidatevi!…ehm.. volevo dire..

Quindi Fidiamoci!!! Tanto prima o poi cadremo lo stesso… almeno cadiamo perché abbiamo provato a fare qualcosa di buono!

!!! AVVERTENZA2 !!!

L’amore implica e necessita della fiducia (quasi la fede).

La fiducia non implica né necessita dell’amore, quindi non fate confusione.

Che già si prende per amore tanta roba che amore non è (tipo il sesso)! Essì lo so che questa confusione in fondo sarebbe la più comprensibile. In ogni caso l’amore è un’altra cosa.

Credo di aver scritto un numero spropositato di volte sull’argomento e quindi ora ve lo risparmio 😀

P.S. Ma di chi?

Alcuni attenti e delicati lettori mi hanno fatto notare che non ho dato risposta esaustiva alla prima domanda.

Cioè chi sono le persone giuste?

A questa domanda non è facile dare risposta, potrei dire che si dovrebbe avvertire una certa risonanza interiore, però in soldoni non ho una risposta chiara e inequivocabile.

L’unica cosa che mi sento di aggiungere è: attenzione a non farvi fregare dalla paura.

Spesso non ascoltiamo questa risonanza ma la paura di farci male, fino a che il bisogno di fidarci supera la paura e a quel punto finisci che ti fidi del primo che capita… e ovviamente ci sbatti il grugno.


  1. che in quanto supposte…..
  2. Volevo aggiungere “vaginale” (ispirandomi a Vagi) perché sembra una tendenza molto più femminile che maschile… epperché faceva figo citarla che mi fa sempre ammazzare dal ridere!.

Spizzichi di colore e altre emergenze

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