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I migliori articoli del passato secondo me.

Il blog è un oggetto di consumo, come fare a farsi conoscere velocemente da un nuovo utente?

Ecco, le mie scelte

Il difficile amare


Il sentimento dell’amore nasce dalla elaborazione cognitiva dell’emozione dell’amore.

English Version

Amare è difficile.

No, non parlo di vivere insieme.

Parlo di scegliere di metterti tutti un giorno il vestito dell’amore, di infilarti sempre nella stessa “gabbia”.

Una gabbia, bella quanto vuoi, ma che definisce il tuo futuro ed escluderà sviluppi incompatibili.

Tutto in nome di una emozione intensa, brevissima, unica…

L’avete mai provata l’emozione dell’amore?

No, non della gioia, dell’amore. Quell’essere al centro dell’universo e donarlo e donarsi senza sminuirsi a qualcun’altro? agli altri?

Il sentimento dell’amore è la decisione di voler conservare e predisporsi a rivivere questi momenti, questa emozione.
Ma non è che proprio scegli, non è una vera scelta, è, alla fine, che ad immaginarti dentro quella “gabbia” ti vedi meglio di quanto ti vedi fuori; e puoi fingere e scappare, ma lo sai che è così.

E può anche darsi che alla fine non ce la fai (fate) a reggere la costruzione e questa si sgretola e cade giù e le storie finiscono.. ma l’amore, se era amore, resta lì, fregandosene di tutto.

È difficile amare, perché capita di rado.

Perché non si ama per soddisfare se stessi o compensare una mancanza.

Amare è difficile, per questo spesso si finge di amare, anche il primo che capita.. o giù di lì.

L’amore non è egoista, anche se a volte ti fa fare stupidaggini, poi ti penti e non le fai più.

Alcuni esempi:

  • ti amo perché sei il mio compagno ⇒ nessun amore solo recitazione del ruolo dei compagni;
  • ti amo perché con te provo tanto piacere ⇒ nessun amore solo sfortuna nel precedente sesso oppure vergogna del proprio piacere;
  • ti amo perché da solo non so stare ⇒ stare soli è difficilissimo;
  • ti amo perché voglio un figlio ⇒ immaginare di andarsene senza un lascito fa paura;
  • ti amo perché sono tanto geloso ⇒ la gelosia è spesso solo un rituale sessuale, soprattuto se morbosa;
  • ecc..

Amare una persona è averla senza possederla; darle il meglio di sé senza pretendere niente in cambio;
desiderare di stare con lei, ma senza essere spinti dal bisogno
di alleviare la propria solitudine;
temere di perderla, ma senza essere gelosi;
aver bisogno di lei, ma senza esserne dipendenti;
aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine;
essere legati a lei, pur restando liberi;
essere tutt’uno, pur rimanendo se stessi.
–Omar Falworth

Ser feliz


Mi piace pensare che gli spagnoli abbiano ragione.

Con le emozioni e i sentimenti usano il verbo Estar (stare), che ha un senso transitorio; mentre usano Ser per indicare cose immutabili (Yo soy Do) e per indicare lo stato di felicità Yo soy feliz (ora le cose stanno cambiando, perdendo questa elegante differenza).

Come se essere felici fosse una condizione duratura dell’essere (non come la Stille dei romantici), ma se è duratura non può essere costante deve essere mutevole per adeguarsi ai mutamenti della vita.

Forse allora la felicità non ha molto a che vedere con la gioia e con i nostri successi, forse ha a che vedere con aver capito il nostro posto nel mondo…

Falena d’amor


Passo in linea di timore
spalle reclinate,
ali schive,
fotogramma di un sì.

Sinuoso nell’altro il corpo si pressa,
cuspide tremante,
fugando arie frapposte
la fronte annuisce
vibrando la spalla
respirando miscele di vita
sfogliando crisalidi di paure.

Nell’abbraccio abbandonata
ti sogni farfalla con ali imprestate,
inventi e canti affetto e calore
per Amore e futuro…

Guida alla lettura

Nell’emozione di un abbraccio si nasconde l’illusione di un amore inventato.

Ansia di lei che ancor non sai


Cuor non batte
greve d’amor ansante
ruba aria al sorriso
incapace a traboccare
solo,
senza te


Sarà capitato a tutti di amare tanto da venirne soffocati e non saperlo ancora maneggiare perché la storia è giovane… e a volte rimane giovane per sempre

Un esempio di complessità


Una delle più belle metafore per spiegare le differenze tra semplice, complicato e complesso è la seguente.

Vi viene assegnato il compito di misurare con il vostro altimetro l’altezza della cima più alta nella vostra zona di riferimento.

Caso banale

La vostra zona ha un unico monte solitario, voi salite in cima e misurate.

In altri ambiti si chiama anche:

  • caso limite;
  • caso degenere;
  • caso base.

È un caso interessante perché spesso mostra un esempio talmente semplificato che quasi non si riconduce allo scenario generale e spesso è il primo che si intuisce in maniera empirica.

Caso semplice

Ci sono alcuni monti, non molti, ripetete l’approccio del caso banale per ogni monte e comunicate il più alto.

Caso difficile

C’è una intera catena montuosa, occorre valutarli tutti, ma vi mettete con calma disegnate una mappa e li fate tutti.

Caso complicato

Come il caso precedente.

Utilizzate una planimetria satellitare per farvi un’idea della mappa.

Sfruttate le conoscenze trigonometriche e ottiche per approssimare l’altezza di un monte dalla sua ombra tenendo conto degli errori dovuti alla rifrazione, e selezionate i più papabili.

Salite sul primo di questi e lo misurate.

Lasciate una notte in osservazione un telemetro laser di grande precisione posizionate perpendicolare alla vetta del monte e cercate di escludere i monti evidentemente più bassi.

Rifate il test per quei pochi rimasti.

Caso Complesso

La terra si muove mentre voi valutate, per cui il salire su un monte lo potrebbe abbassare.

Il mondo che volete misurare e per cui trarre una conclusione muta in funzione di voi, o di altri fenomeni su cui non avete il controllo.

Casi reali

Di solito a questo punto si è capito i differenti ordini di grandezza, ma si osserva che nessuno di solito si trova in situazioni come quelle descritte nell’ultimo caso.

Ma solo perché l’esempio è iperbolico per dare il senso delle cose; nella vita reale, al contrario, è molto facile muoversi in uno scenario complesso senza nemmeno rendersene conto.

Per esempio un problema difficile o complicato può diventare complesso se il tempo che ci viene dato a disposizione è troppo poco; cioè di molto inferiore al tempo necessario per ricercare e applicare la soluzione corretta.

Si introduce qui il tema di efficacia ed efficienza.

Una soluzione efficace è la miglior soluzione possibile.

Una soluzione efficiente è una soluzione, anche parziale, che si raggiunge con il minor dispiego di risorse, tra cui il tempo.

Quindi, nella vita reale, se il problema fosse quello dello scenario difficile vi verrebbe dato l’incarico di misurare il monte più altro della catena montuosa dandovi al massimo un giorno per fare tutto.

A questo punto ogni scelta che farete, compreso da che monte partire, ne escluderà altre perché non avrete il tempo per valutare tutte le casistiche.

Per esempio, si possono utilizzare approcci che stimino le possibili soluzioni migliori per poi verificare solo quelle che per cui si ha tempo; per una buona stima occorre però anche sapere (e comprendere) il motivo per cui si effettua questo compito, è diverso cercare la vetta più alta per una gara di alpinismo piuttosto che per comprendere i movimenti del vento.

Conclusioni

Qualunque dimensione venga fortemente ristretta (soldi, tempo, spazio personale) può far schizzare il problema da una dimensione controllabile ad una apparentemente incontrollabile.

Curiosità

La stima della vetta più alta è una necessità che si è manifestata per i lander che sbarcano dalla navicella e non possono mappare tutto il territorio per cui devono approssimare, e farlo bene.